Interni liberty. “Questo progetto nasce dopo casa mia,, la prima sperimentazione. Qui, in una palazzina Liberty a Napoli, ho potuto tradurre quell’esperienza in un lavoro per altri.”

Tutto è iniziato da casa mia, il luogo dove ho potuto sperimentare per la prima volta un linguaggio che intrecciasse memoria e contemporaneità. Sognavo una casa dalla memoria parigina affacciata sul golfo. Da lì è nata “Casa A”: il primo vero progetto per altri, dentro una palazzina Liberty nel cuore di Napoli. Qui la storia si è intrecciata con la mia visione, e l’architettura esistente è diventata tela su cui dipingere una nuova idea di abitare. Corridoi che si aprono alla luce, stucchi e dettagli che dialogano con linee essenziali, una cucina contemporanea che entra in scena senza cancellare ciò che c’era. “Casa A” non è solo un progetto, ma il racconto di un inizio: il momento in cui l’esperienza privata è diventata manifesto condiviso. La forza della luce che plasma lo spazio.
L’appartamento nasce con una distribuzione tipica degli inizi del Novecento: ambienti sequenziali, corridoi lunghi, aperture regolari. Il primo gesto progettuale è stato quello di riportare la luce al centro, aprendola al flusso quotidiano. Le finestre storiche sono diventate protagoniste, mentre nuovi passaggi interni hanno alleggerito i percorsi.

Dialogo con l’esistente
La sfida principale era rispettare la memoria Liberty senza scivolare nel restauro nostalgico. Pavimenti originali, stucchi e cornici sono stati recuperati e messi in evidenza, ma accanto a loro sono stati introdotti materiali essenziali e superfici pulite. Il risultato è un dialogo continuo tra antico e nuovo, dove nessuno dei due prevale ma entrambi si potenziano.


La cucina come manifesto
Il cuore del progetto è la cucina: pensata come ambiente di relazione, è stata riposizionata e ridisegnata per diventare luogo di incontro e socialità. Linee pure e volumi contemporanei si inseriscono nello spazio senza negarne la storia. È qui che si legge con chiarezza il senso dell’intervento: la tradizione che accoglie la modernità.

Prima e dopo
Il confronto tra lo stato originario e il nuovo assetto è netto: dove prima gli spazi erano frammentati e bui, oggi regnano fluidità e leggerezza. Il progetto non ha stravolto, ma ha liberato: aprendo passaggi, enfatizzando assi visivi, lasciando respirare ciò che già c’era.


Conclusione
Casa A è molto più di un restyling: è il racconto di un passaggio, il momento in cui la sperimentazione privata si è trasformata in linguaggio professionale. Un progetto che segna l’inizio di un percorso, dove la bellezza storica diventa stimolo per una nuova contemporaneità.
